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Marijuana

Marijuana

Categoria di appartenenza: allucinogeni.

La marijuana, conosciuta anche come cannabis, ganja o erba, è una nota sostanza psicoattiva/stupefacente che negli ultimi anni sta assumendo una certa importanza anche in ambito medico, usandola come farmaco. Fa parte della famiglia dei cannabinoidi e, al pari delle altre sostanze aventi la stessa derivazione, si ottiene dalla Cannabis sativa, in particolar modo dalle foglie seccate all’aria, dai fiori e da parte del gambo.

Cosa è la marijuana

Spesso chiamata “weed” o “Mary Jane” in lingua inglese, la marijuana è una miscela di colore verde e grigio di semi, foglie, fiori e gambi di canapa Cannabis sativa (o Canapa indiana), tagliuzzati e lasciati essiccare. Questa pianta, così come i suoi derivati (tra cui appunto la marijuana), contiene diverse sostanze chimiche con poteri psicoattivi/stupefacenti, tra cui il THC: sono loro il motivo per cui in molti Paesi del mondo il consumo di marijuana e di prodotti con la medesima origine è considerato illegale.

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Gli effetti psicoattivi di questo tipo di droga derivano, quindi, dal suo principio attivo, il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), il medesimo dell’hashish. Più è alto il livello di THC, maggiore è la potenza degli effetti che la marijuana è in grado di generare.

Come si assume

Chi la consuma fuma la marijuana sotto forma di spinelli, cioè di sigarette preparate a mano (chiamate in inglese “joints”); altri utilizzano pipe o pipe d’acqua. Coloro che fanno uso di sigari di marijuana, li realizzano sostituendo il classico tabacco con questa sostanza che viene spesso mischiata con altre droghe come la cocaina o il crack.

Ci sono anche quelli che assumono marijuana mediante tè o cibi particolari a base di questo ingrediente: si tratta, ovviamente, della modalità meno diffusa, ma non mancano coloro che usano ad esempio la farina di semi di cannabis a scopo alimentare, preparando biscotti, torte, caramelle o, appunto, infusi per il tè.

Effetti della marijuana

Sull’individuo che ne fa uso con finalità stupefacenti, la marijuana provoca effetti fisici (diminuzione della reattività fisica, problemi circolatori, problemi respiratori, ecc.) e neuropsicologici (allucinazioni, paranoia, sbalzi d’umore, ecc.), causando anche una forte dipendenza come avviene con le altre droghe illegali come eroina e cocaina.

Effetti a breve termine

Quando una persona fuma uno spinello, di solito gli effetti iniziano a essere percepiti dopo pochissimi minuti, raggiungendo il picco nella prima mezz’ora. La durata degli effetti varia in base alla quantità di marijuana assunta, alla concentrazione di THC e al consumo simultaneo di altre droghe, spesso mischiate tra loro.

Il battito cardiaco aumenta, la coordinazione e l’equilibrio tendono a diminuire e il soggetto vive in uno stato mentale irreale di disorientamento, spesso seguito da sonnolenza o depressione. Non mancano casi di individui colti da attacchi di panico o ansia.

Effetti a lungo termine

Ricerche condotte sugli effetti a lungo termine causati dall’assunzione di marijuana hanno rivelato molteplici anomalie cerebrali su chi ne abusa. I cambiamenti che si verificano nel cervello sono simili a quelli provocati dall’uso prolungato e intensivo di altre droghe: il THC ha il potere di spezzare le cellule nervose del cervello influenzando, così, la memoria, la prontezza mentale e la capacità di comprensione e apprendimento; entrambe infatti vanno notevolmente riducendosi rispetto a quelle dei non consumatori.

Gli effetti a lungo termine generati dall’uso di marijuana sono:

  • difficoltà nello studio
  • lesioni al cervello
  • disturbi nella crescita
  • mancanza di motivazione, apatia e sonnolenza
  • cambiamenti di umore e personalità
  • distruzione dei tessuti polmonari
  • indebolimento progressivo del sistema immunitario
  • calo delle capacità sessuali.

Dipendenza

Esattamente come le altre sostanze stupefacenti illegali più potenti (eroina, cocaina, ecc.), anche la marijuana crea dipendenza. Studi indipendenti l’uno dall’altro hanno fornito dati allarmanti in merito: il 25-50% dei consumatori abituali di marijuana è dipendente dalla cannabis e il 17% dei giovani sotto i 20 anni che assumono questa droga non quotidianamente ha sviluppato una dipendenza dalla sostanza.

Negli individui affetti da dipendenza, la mancanza di marijuana causa una sindrome da astinenza che dura qualche settimana; questo è il lasso di tempo utile all’organismo per abituarsi all’assenza di cannabis. Nel corso della crisi d’astinenza i sintomi che vengono a manifestarsi sono molteplici: desiderio irrefrenabile di assumere la droga, malumore, ansia, insonnia, appetito ridotto e irritazione frequente. Attualmente non esiste alcun medicinale in grado di tamponare la sintomatologia della sindrome d’astinenza da marijuana.

Conseguenze

Il fumo di marijuana causa dal 50% al 70% in più di tumori rispetto a quello del tabacco. A differenza di quello che avviene con una normale sigaretta, il consumatore di marijuana aspira più fumo e lo trattiene più a lungo. Questo ha un forte impatto sui polmoni: stando agli studi, una “canna” deposita nei polmoni una quantità di sostanze cancerogene pari a quella di cinque sigarette fumate una dopo l’altra. Chi consuma marijuana da lungo tempo soffre di bronchite, un’infiammazione dell’apparato respiratorio.

La marijuana modifica, inoltre, la struttura delle cellule spermatiche, deformandole. Questo è il motivo per il quale anche assumere piccole dosi di questa sostanza può provocare sterilità temporanea negli uomini. Nelle donne, invece, a essere disturbato è il ciclo mestruale, per non parlare dei gravi problemi ereditari che possono contrarre i bambini nati da ragazze consumatrici di marijuana.



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